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Silvino Olivieri, l’amico di Mitre che sognò una Nueva Roma vicino a Bahía Blanca
Nel 1856 sbarcarono a Bahía Blanca centinaia di italiani decisi a fondare un villaggio di soldati agricoltori. Li guidava un colonnello di 28 anni che Mazzini paragonava a Garibaldi, uscito mesi prima da un carcere di Roma grazie al governo di Buenos Aires, e che portava un incarico del suo amico Bartolomé Mitre.
Traduzione italiana di un articolo pubblicato in spagnolo il 10 ottobre 2026: «Silvino Olivieri, el amigo de Mitre que soñó una Nueva Roma cerca de Bahía Blanca».
Nel 1856, a poche leghe da Bahía Blanca, sul torrente Sauce Chico, sorse un villaggio che si chiamò Nueva Roma. Durò pochi mesi e oggi quasi nessuno lo ricorda. Lo fondò Silvino Olivieri (1828-1856), un colonnello italiano che aveva combattuto in due continenti, che era uscito da una prigione di Roma grazie al governo di Buenos Aires e che arrivò in queste terre con un incarico di Bartolomé Mitre, lo stesso da cui prende il nome la nostra loggia. Questa è la prima parte della sua storia, che è anche un capitolo poco conosciuto del passato della città.

Un ragazzo d’Abruzzo
Olivieri nacque il 24 gennaio 1828 a Caramanico, un paese di montagna dell’Abruzzo, nell’Italia centrale. L’Italia non era ancora uno Stato: era divisa in regni e ducati, e Caramanico apparteneva al Regno delle Due Sicilie. Era il terzo di cinque fratelli maschi di una famiglia nobile e di idee liberali. Studiò a Chieti e poi alla scuola militare di Napoli, la Nunziatella, da cui uscì con il grado di ufficiale.
Alcuni storici argentini lo credettero siciliano e scrissero che era nato «probabilmente a Palermo». Ma il Dizionario Biografico degli Italiani della Treccani, che si basa sui registri dello stato civile del suo paese, scioglie il dubbio: era abruzzese.
Nel 1848 l’Europa era in fiamme per le rivoluzioni. Quando a Chieti arrivò la notizia che il re aveva concesso la costituzione, Silvino e i suoi fratelli furono tra i primi a scendere in strada con il tricolore. Alla fine di marzo si imbarcò con duecento volontari per combattere contro gli austriaci nell’Italia settentrionale, e poi passò in Sicilia a difendere la rivoluzione contro il re di Napoli. Tutto finì con una sconfitta, e il giovane ufficiale dovette prendere la via dell’esilio: girò per la Francia, per le terre tedesche e per l’Inghilterra.
Sulle orme di Garibaldi
Nel 1851, insieme al fratello Fileno, si imbarcò per il Río de la Plata seguendo l’esempio di Giuseppe Garibaldi, che aveva passato anni a combattere a Montevideo, come raccontiamo nell’articolo sul suo monumento (in spagnolo). Arrivò quando la città era ancora assediata e si unì alla sua difesa. A Montevideo vivevano molti argentini che avevano lasciato il Paese durante il governo di Rosas, e secondo lo storico Andrés Allende fu lì che cominciò la sua amicizia con Mitre.
Poi combatté a Caseros, nel febbraio 1852, e si stabilì a Buenos Aires. La città viveva allora separata dal resto del Paese, e tra il dicembre 1852 e il luglio 1853 fu assediata dalle forze del colonnello Hilario Lagos. Olivieri formò una legione di volontari italiani per difenderla. Combatterono così bene che il governo diede alla legione il titolo di «Valiente» e a lui il grado di colonnello. Tra i difensori c’era anche Mitre. Per i porteños, gli abitanti di Buenos Aires, l’italiano era ormai uno dei loro.
Prigioniero a Roma
Ma la sua causa restava l’Italia. Nel settembre 1853 tornò in Europa sotto falso nome, passò per Londra per incontrare Giuseppe Mazzini, il grande ideologo dell’unità italiana, e si accordò con lui per guidare un’insurrezione. A dicembre fu arrestato a Roma, allora capitale dello Stato Pontificio. Allende scrisse che era stato condannato a morte; la biografia della Treccani riporta altro: quindici anni di carcere per alto tradimento.
Mentre era in prigione, la sua fama crebbe. Mazzini pubblicò un articolo che lo paragonava a Garibaldi e nelle sue lettere arrivò a scrivere che sognava di farne, un giorno, il sostituto dell’eroe. Lo stesso Garibaldi lo elogiava nella sua corrispondenza. E in cella, racconta la Treccani, Olivieri maturò un’idea: fondare in qualche angolo lontano d’America un’Italia nuova, un rifugio per chi era perseguitato dai propri governi.
A Buenos Aires non lo dimenticarono. Il giornale El Nacional fece una campagna per la sua liberazione, ricordando i suoi servizi e la sua amicizia con Mitre. Il governo di Pastor Obligado, in cui Mitre era ministro della Guerra dal gennaio 1855, si mosse tramite il suo rappresentante in Francia, Mariano Balcarce. La libertà arrivò nel luglio 1855 con una condizione: tornare subito in America. Secondo Allende, il governo di Buenos Aires mise inoltre come garanzia una forte somma di denaro, che pagò a Roma tramite un inglese, Thomas Armstrong.
L’incarico di Mitre
Nell’ottobre 1855 Olivieri sbarcò di nuovo a Buenos Aires. Lo accompagnava un altro italiano, Felipe Caronti, che ritroveremo in questa storia. Arrivò al momento giusto: l’Assemblea legislativa di Buenos Aires stava approvando una legge per dare terre in proprietà, a Bahía Blanca e a Patagones, a chi avesse il coraggio di popolarle e coltivarle.
L’idea veniva da lontano. Già nell’aprile 1852, su Los Debates, il giornale che dirigeva, Mitre aveva proposto di fondare colonie di soldati agricoltori per guadagnare terreno sulla frontiera con i popoli indigeni. Bahía Blanca era allora un avamposto di frontiera, piccolo e isolato, nato nel 1828 intorno a un forte. Ora Mitre era ministro, la legge c’era e l’uomo anche. Affidò al suo amico il compito di progettare la prima di quelle colonie.
Il 14 novembre Olivieri presentò il suo piano. Proponeva una legione di non più di seicento uomini, ingaggiati per tre anni, che avrebbero difeso la frontiera e lavorato la terra. Lo Stato avrebbe pagato il viaggio a loro e alle loro famiglie, e a ciascuno avrebbe dato un campo da lavorare e un terreno nel paese che avrebbero fondato. A fine mese aveva già più di duecento volontari, quasi tutti veterani della legione del 1853.
Prima di partire sposò Leucadia Cambacérès, di un’influente famiglia di origine francese. L’11 gennaio 1856 il governatore Obligado consegnò alla nuova Legione Agricola la sua bandiera: era la stessa che avevano portato nell’assedio del 1853. E il 24 gennaio, il giorno in cui Olivieri compiva 28 anni, la spedizione salpò da Buenos Aires su una nave da guerra e due imbarcazioni più piccole. Allende parla di più di trecento uomini; Horacio Belastegui, un altro storico, di più di quattrocento, alcuni con le loro famiglie. Persero una nave durante il viaggio e arrivarono a Bahía Blanca il 3 febbraio.
Una fine sul Sauce Chico
Quello che accadde dopo lo raccontiamo in altri articoli (in spagnolo), perché ha molto a che fare con Bahía Blanca. Basti anticipare che la colonia fu fondata il 1° luglio 1856 sul torrente Sauce Chico, non lontano dalla Sierra de la Ventana, e che la chiamarono Nueva Roma. E che non arrivò a compiere tre mesi con il suo fondatore in vita: il 28 settembre 1856 un gruppo dei suoi stessi legionari si ammutinò e lo uccise. Aveva 28 anni. Sua figlia, Silvina, nacque dopo.
Le sue spoglie furono portate a Buenos Aires, dove fu salutato con gli onori dovuti a un ufficiale superiore dell’esercito. Parlarono Sarmiento e Mitre. La colonia non sopravvisse al suo fondatore, ma molti dei suoi uomini rimasero a Bahía Blanca e a Patagones: furono tra i primi italiani a stabilirsi in città (articolo in spagnolo), quasi trent’anni prima che arrivassero il treno e il porto.
Se passate per calle Mitre, a pochi passi da Yrigoyen, vedrete su un muro il bronzo che Bahía Blanca dedicò a Mitre nel 1921. Lo abbiamo incluso nel nostro itinerario a piedi (in spagnolo). Dietro quella targa c’è anche questa storia: quella di un amico italiano che Mitre mandò a fondare un paese a poche leghe da qui.

Nella vostra famiglia c’è stato un legionario del 1856? Avete una foto o un documento di quegli anni? Ci piacerebbe saperlo: scriveteci dal nostro modulo di contatto; è in spagnolo, ma potete scrivere in italiano.
Fonti. Andrés R. Allende, «Pioneros italianos en la colonización del desierto», Trabajos y Comunicaciones, n. 23, Universidad Nacional de La Plata, 1978, pp. 11-20. Horacio M. Belastegui, «Bartolomé Mitre ministro de Guerra del Estado de Buenos Aires (1855-1857)», Trabajos y Comunicaciones, n. 22, 1973, pp. 29-44. Marco Manfredi, «Olivieri, Silvino», Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 79, Roma, 2013. Immagini: Archivo General de la Nación (Argentina), pubblico dominio, tramite Wikimedia Commons.
R∴L∴ Bartolomé Mitre N° 264
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